Operazione 'Rosso d'uovo': la Guardia di Finanza denuncia 4 persone e sequestra beni per 4 milioni di euro

Guardia di finanza 23/02/2016 - Operazione ‘Rosso D’uovo’. Martedì mattina, nell’ambito di un’articolata indagine sul fallimento dell’Agroalimentare Fratelli Monaldi S.p.A., quantificato in poco meno di 100 milioni di euro, la Guardia di Finanza di Ascoli Piceno, su delega del Procuratore Capo di Fermo Domenico Seccia, ha eseguito perquisizioni nelle province di Fermo, Ravenna, Bologna, Verona, Grosseto, Roma e Treviso.

Nel corso delle perquisizioni, le Fiamme Gialle hanno sequestrato beni per 4 milioni di euro (una villa di lusso e relative pertinenze in provincia di Verona; un’analoga struttura nel fermano, in parte adibita a “Bed&Breakfast”; e, sempre nella provincia di Fermo, un appartamento, un fabbricato, un terreno, un ulteriore fabbricato ancora in costruzione destinato ad usi commerciali e residenziali, due autovetture, arredi di pregio e gioielli) e denunciato 4 persone.

Si tratta di soci e membri del Consiglio di Amministrazione che, denunciate a vario titolo, dovranno rispondere del reato di ‘Bancarotta fraudolenta patrimoniale aggravata’ e ‘Bancarotta preferenziale’.

Le indagini, indirizzate sin da subito verso l’analisi del contesto societario e dell’insieme dei rapporti intercorrenti tra la fallita ed altre società appartenenti al medesimo gruppo imprenditoriale, situate sia sul territorio nazionale (province di Fermo e di Verona), sia su quello estero (Romania ed Albania), hanno consentito alla Guardia di Finanza di individuare condotte distrattive – o, comunque, di dissipazione di risorse patrimoniali della società - attuate sin dall’anno 2007. Inoltre la ricostruzione dei complessi accadimenti aziendali ha portato i militari del Nucleo di Polizia Tributaria a scandagliare anche una serie considerevole di evidenze finanziarie confluite in 86 rapporti bancari, detenuti presso 40 istituti di credito diversi.

Infatti, l’analisi della documentazione bancaria, ha permesso ai finanzieri di individuare gli effettivi flussi finanziari intercorsi tra la fallita e altre due società agricole italiane sempre riconducibili agli indagati, che dopo aver acquistato materie prime dalla fallita rivendevano alla stessa il prodotto finito.

Sostanzialmente queste società agricole hanno rappresentato lo strumento utilizzato dagli indagati al fine di distrarre consistenti risorse finanziarie provenienti dalla fallita: quest’ultima, secondo quanto appurato dai militari del Nucleo di Polizia Tributaria di Ascoli Piceno, che per oltre un anno hanno lavorato a stretto contatto con il Procuratore Capo Domenico Seccia, regolava i debiti verso le società agricole mediante invio di denaro liquido, senza però ricevere dalle stesse i pagamenti relativi alle vendite effettuate nei loro confronti, svuotando così di fatto e in maniera consistente la propria cassa. Il denaro confluito sui conti correnti delle società agricole, quindi, veniva sistematicamente prelevato dagli indagati, alla stregua di un vero e proprio “sportello bancomat”, ed utilizzato dagli stessi per finalità a prevalente carattere personale quali, ad esempio, il pagamento di tributi, acquisti di immobili, ristrutturazioni edilizie, viaggi all’estero, acquisto di gioielli, ricariche di carte di credito, acquisto di polizze vita, assegno di mantenimento del coniuge, acquisto di mobili ed arredi.

Un’articolata procedura distrattiva che, unitamente a mancati incassi di crediti da parte della società fallita, connessi alla cessione di merci e di partecipazioni societarie, ha avuto, quale effetto, la consapevole distrazione, o, comunque, la dissipazione di risorse finanziarie per oltre 12 milioni di euro.

Nel corso delle indagini, poi, i finanzieri avrebbero individuato ulteriori condotte di mala gestione con riferimento all’attività preferenziale posta in essere mediante pagamenti per un importo complessivo di altri 2,7 milioni di euro, effettuati tramite compensazione di crediti/debiti infra-Gruppo, allo scopo di favorire un’altra società rumena riconducibile ai medesimi indagati ed alla cessione, in affitto, dell’intero complesso aziendale ad altra società, appositamente costituita, con la previsione di condizioni favorevoli per quest’ultima.





Questo è un articolo pubblicato il 23-02-2016 alle 23:52 sul giornale del 24 febbraio 2016 - 360 letture

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